Esonero contributivo per la conciliazione famiglia lavoro: arrivano le regole

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Esonero contributivo per la conciliazione famiglia lavoro: arrivano le regole

Nelle aziende che hanno lavorato sul welfare familiare, il percorso somiglia quasi sempre a questo: un orario più flessibile concordato con chi rientra dalla maternità, un permesso in più per chi assiste un genitore, qualche accordo costruito caso per caso. Iniziative buone, e quasi mai scritte da nessuna parte.

Da giovedì scorso quel lavoro può valere anche una riduzione dei contributi. Il decreto firmato il 10 settembre 2026 dai ministri del Lavoro e della Famiglia definisce requisiti e procedure dell’esonero contributivo per la conciliazione famiglia lavoro, previsto dall’articolo 6 del decreto legge 30 aprile 2026 n. 62 e confermato dalla legge di conversione 25 giugno 2026 n. 112.

La differenza fra le iniziative sparse e il beneficio contributivo sta tutta in una parola: certificazione. Perché lo sgravio non premia le buone intenzioni, premia un sistema organizzato e verificato da un soggetto terzo.

Esonero contributivo conciliazione famiglia lavoro: chi può accedere

Il requisito di accesso è il possesso della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro, prevista dall’articolo 8, comma 1, lettera e) del Codice degli incentivi (D.Lgs. 184/2025). I parametri minimi sono quelli della prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, pubblicata il 14 aprile scorso, che individua indicatori misurabili su maternità e paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare e continuità di carriera.

Conviene sgombrare subito il campo da una confusione che sta circolando: non servono due certificazioni. L’attestazione richiesta è quella sulla conciliazione. La certificazione della parità di genere UNI/PdR 125:2022 apre un esonero diverso, quello previsto dalla legge 162/2021, che resta cumulabile con questo. Un’azienda che ha già la 125 non ha per questo diritto al nuovo beneficio, e viceversa.

La certificazione ha una validità di trentasei mesi e va rilasciata da un organismo di valutazione della conformità accreditato. Non è un’autodichiarazione: presuppone processi, policy e indicatori che qualcuno viene a verificare.

Accanto a questo, valgono le condizioni generali di accesso agli incentivi, che in fase di domanda pesano quanto il requisito principale: regolarità contributiva, rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro, applicazione dei contratti collettivi e della disciplina sul cosiddetto salario giusto introdotta dallo stesso decreto lavoro. Il datore deve inoltre dichiarare di non trovarsi in una situazione che precluda l’accesso ai benefici contributivi.

Quanto vale l’esonero contributivo per la conciliazione famiglia lavoro

Il beneficio consiste in una riduzione dei contributi previdenziali a carico dell’azienda fino all’1% della contribuzione dovuta, entro il limite di 50.000 euro annui per impresa. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche: sui diritti previdenziali dei lavoratori non incide.

Su due punti vale la pena essere precisi, perché fanno la differenza fra una previsione di risparmio realistica e una delusione.

Il primo: l’1% è un tetto, non una misura fissa. La dotazione è di 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028, e se le domande ammissibili eccedono le risorse disponibili il beneficio viene ridotto proporzionalmente. È l’INPS a monitorare il rispetto del limite di spesa.

Il secondo riguarda le date. L’esonero è riconosciuto a decorrere dal 28 giugno 2026, giorno di entrata in vigore della legge di conversione, e spetta per l’intero periodo di validità della certificazione, comunque non oltre il 31 dicembre 2028. Chi si certifica più avanti non perde la parte pregressa entro quel perimetro, ma il termine finale non si sposta: più tardi arriva la certificazione, meno mesi restano da sfruttare.

Chi sta già ragionando su altri incentivi troverà utile inquadrare questa misura nel quadro complessivo delle assunzioni agevolate 2026, tenendo presente che qui non si parla di nuove assunzioni ma di organizzazione del lavoro esistente.

Come si chiede l’esonero contributivo conciliazione famiglia lavoro

La domanda va presentata all’INPS in via telematica, indicando i dati della certificazione, la retribuzione media mensile e la forza aziendale interessata. Manca però il pezzo finale: le istruzioni operative dell’Istituto e l’apertura della procedura non ci sono ancora. Serviranno una circolare e il rilascio del servizio sul portale, come è avvenuto per tutti gli esoneri di questo tipo.

Questo non significa che non ci sia nulla da fare. Significa il contrario, perché il tempo utile si consuma sul lato della certificazione, non su quello della domanda. Ottenere la UNI/PdR 192:2026 richiede un percorso di analisi, formalizzazione delle policy, definizione degli indicatori e audit di un organismo accreditato: mesi, non settimane. E il termine del 31 dicembre 2028 non si allunga per chi parte tardi.

Su questo fronte c’è una finestra che apre a breve. L’avviso Unioncamere dedicato alla certificazione sulla conciliazione mette a disposizione contributi a fondo perduto per l’assistenza e per i servizi di certificazione, con una quota riservata alle micro, piccole e medie imprese: le domande si presentano dalle ore 10 del 21 settembre 2026 e fino a esaurimento delle risorse. Chi pensa di percorrere la strada farebbe bene a valutarla ora, perché i due strumenti si sommano: il contributo copre parte del costo della certificazione, la certificazione apre lo sgravio contributivo.

Un’ultima annotazione sul metodo. Un sistema di gestione della conciliazione tocca orari, part-time, permessi, congedi, rientri dalla maternità e accordi di lavoro agile: tutta materia di consulenza del lavoro, che va allineata al CCNL applicato prima ancora che a una prassi di certificazione. Chi sta lavorando anche sugli obblighi di trasparenza retributiva introdotti dal D.Lgs. 96/2026 troverà parecchie sovrapposizioni utili, perché i dati e le policy richiesti dai due percorsi in buona parte coincidono.

Sul sito del Ministero del Lavoro è consultabile la pagina dedicata agli esoneri contributivi per le aziende certificate, utile per inquadrare il meccanismo dell’esonero collegato alla certificazione della parità di genere, che resta cumulabile con quello sulla conciliazione.


Volete capire se la vostra organizzazione del lavoro è già vicina ai requisiti della certificazione, o come muovervi per arrivarci? Lo Studio Bartali affianca imprese e datori di lavoro del territorio nella gestione degli incentivi contributivi e nella verifica dei requisiti. Scriveteci a info@studiobartalicdl.it o chiamateci allo 0571 498849.