Buoni pasto 2026: la novità che cambia la convenienza (subito)
Dal 1° gennaio 2026 è scattato l’aggiornamento più rilevante degli ultimi anni: la soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici sale a 10 euro al giorno, mentre per i buoni cartacei resta ferma a 4 euro. È un cambio che incide in modo diretto sul vantaggio fiscale del benefit e, di riflesso, sulle scelte delle aziende tra mensa, ticket e riconoscimenti alternativi. Il riferimento normativo è l’art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR, aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026, che conferma la logica di fondo: entro i limiti previsti, i buoni pasto non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente. In pratica, nel 2026 non cambia “la natura” del buono, ma aumenta la convenienza dell’elettronico, lasciando alle imprese la decisione se adeguare o meno il valore facciale riconosciuto ai lavoratori.
Cosa sono i buoni pasto e cosa non sono, per legge e per prassi
I buoni pasto sono servizi sostitutivi di mensa: titoli (cartacei o elettronici) che consentono al lavoratore di consumare pasti o acquistare generi alimentari presso esercizi convenzionati. La cornice operativa è definita anche dalle regole sui servizi sostitutivi di mensa richiamate dal D.Lgs. 36/2023, Allegato II.17, che disciplina requisiti e modalità di utilizzo. È importante chiarire subito cosa non sono: non sono denaro, non sono “convertibili” e non dovrebbero essere trattati come una componente automatica della retribuzione. La giurisprudenza ha più volte ribadito che si tratta di un’agevolazione collegata al rapporto di lavoro, con una funzione specifica (sostituire la mensa), e non di una voce retributiva ordinaria che scatta sempre e comunque indipendentemente dalle regole aziendali o contrattuali.
A chi si possono destinare e quando maturano: la regola dei giorni lavorati
Nella pratica aziendale, i buoni pasto possono essere riconosciuti ai dipendenti sia full time sia part time, e in molte organizzazioni anche a figure “esterne” integrate nei processi (per esempio alcune collaborazioni), a seconda di accordi e policy. Qui il punto non è solo “chi”, ma “come”: per evitare discrezionalità e contestazioni, l’assegnazione tende a essere rivolta alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee. Sulla maturazione, la linea è generalmente chiara: i buoni pasto maturano nei giorni di effettiva prestazione lavorativa e, di norma, non maturano nelle assenze che coprono l’intera giornata (ferie, festività, malattia/infortunio, permessi a giornata, sciopero). Lo smart working non cambia la sostanza: se l’azienda riconosce il ticket anche da remoto, il beneficio resta coerente con la funzione sostitutiva della mensa, tema affrontato anche nella prassi amministrativa (ad esempio, Interpello AdE n. 123/2021).
Regole di utilizzo e casi tipici: cumulabilità, spesa e alternative alla mensa
Saperli usare evita sorprese. I buoni pasto sono personali, non cedibili e non convertibili in denaro; inoltre, per singola transazione, vige il limite di cumulabilità fino a 8 buoni (chiarito anche in documenti di prassi come il Principio di diritto AdE n. 6/2019). Quanto alla spesa, non si parla solo di ristoranti: i ticket possono essere impiegati anche per acquisti di alimentari presso punti vendita convenzionati, diventando un supporto concreto anche per chi alterna ufficio, turni e lavoro agile. Accanto ai buoni pasto “classici” resta poi la casistica dell’indennità sostitutiva per addetti a cantieri o contesti privi di servizi di ristorazione, con soglia giornaliera propria (spesso richiamata a 5,29 euro) sempre nell’alveo dell’art. 51 TUIR. In conclusione, buoni pasto 2026 significa soprattutto una cosa: più spazio fiscale per l’elettronico; tutto il resto dipende dalla policy aziendale e dalla capacità di applicare correttamente regole, destinatari e giornate che danno diritto al benefit.

