Smartworking e telelavoro: non sono la stessa cosa (ecco perché)

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smartworking e telelavoro

Smartworking e telelavoro: non sono la stessa cosa (ecco perché)

Negli ultimi anni – e ancor di più con l’avvento del lavoro da remoto forzato dalla pandemia – la distinzione tra smartworking e telelavoro è diventata cruciale in ambito aziendale. Molti utilizzano questi termini come se fossero sinonimi, ma in realtà presentano differenze significative, sia dal punto di vista normativo che operativo.
Vediamo quali sono e perché è importante conoscerle.

Cosa si intende per telelavoro

Il telelavoro è una modalità di prestazione lavorativa a distanza fissa e vincolata, nata ben prima dello smartworking.

Nel telelavoro:

  • Il lavoratore opera stabilmente da un luogo predeterminato, di solito il proprio domicilio.
  • Vengono rispettati orari di lavoro uguali o simili a quelli in sede.
  • L’azienda fornisce la strumentazione necessaria e garantisce che l’ambiente sia conforme agli standard di salute e sicurezza.
  • La prestazione lavorativa è soggetta a forme di controllo più tradizionali, legate alla presenza e agli orari, anche a distanza.
  • Deve esserci un accordo tra le parti che disciplini durata, modalità operative, orari e possibilità di revoca.

Il telelavoro rappresenta una trasposizione del lavoro d’ufficio nel contesto domestico, senza però modificarne sostanzialmente la struttura organizzativa.

Cosa è invece lo smartworking (o “lavoro agile”)

Lo smartworking, o lavoro agile, è una forma di lavoro più flessibile e moderna, introdotta formalmente nel nostro ordinamento con una legge del 2017. I suoi tratti distintivi sono:

  • Assenza di vincoli di luogo: il lavoratore può operare da qualsiasi posto ritenuto idoneo.
  • Flessibilità oraria: la prestazione è organizzata per obiettivi, fasi e cicli, senza rigide fasce orarie.
  • Il rapporto di lavoro resta subordinato, ma è gestito attraverso un accordo individuale che disciplina modalità, strumenti, obiettivi e diritto alla disconnessione.
  • Deve essere garantita la parità di trattamento con chi lavora in sede: stesse opportunità, retribuzione, accesso alla formazione, benefit.

Lo smartworking rappresenta un cambiamento culturale, più che logistico: si basa sulla fiducia, sull’autonomia e sul raggiungimento dei risultati, piuttosto che sul controllo della presenza.

Differenze principali tra smartworking e telelavoro

AspettoTelelavoroSmartworking
Luogo di lavoroPostazione fissa (es. casa)Qualsiasi luogo idoneo
OrarioFisso e predefinitoFlessibile, basato su obiettivi
ControlloLegato alla presenza e all’orarioLegato ai risultati
PostazioneAllestita secondo criteri aziendaliNessun vincolo strutturale
AccordoReversibile, con vincoli più rigidiMaggiore autonomia e personalizzazione
NormativaDerivante da accordi collettivi precedentiRegolato da legge sul lavoro agile

Smartworking e telelavoro: un esempio pratico

Immaginiamo due lavoratori:

  • Giulia lavora in telelavoro: ogni giorno accede dal suo computer a casa, dalle 9 alle 17, con una pausa tra le 13 e le 14. L’azienda le ha fornito sedia ergonomica, monitor, tastiera e connessione. È tenuta a rimanere connessa durante tutta la fascia oraria.
  • Andrea lavora in smartworking: il lunedì lavora da casa, il martedì in un coworking, il mercoledì in azienda. Organizza le sue giornate in autonomia, in base alle scadenze settimanali. Non ha un orario rigido, ma sa che deve consegnare un report entro venerdì e partecipare a una call giovedì alle 11.

In entrambi i casi il rapporto è subordinato, ma cambia l’approccio alla gestione del lavoro: rigido e prestazionale nel primo, autonomo e orientato al risultato nel secondo.

Questioni normative rilevanti

Il telelavoro trova fondamento in accordi collettivi di inizio anni 2000, mentre lo smartworking è regolamentato da una legge nazionale del 2017, poi integrata da protocolli successivi. Nel lavoro agile devono essere garantiti:

  • Il diritto alla disconnessione fuori dall’orario lavorativo.
  • La sicurezza e la salute del lavoratore anche in contesti non aziendali.
  • La parità di trattamento rispetto ai colleghi in sede.
  • L’accordo individuale scritto, condizione necessaria per attivare lo smartworking, salvo casi di emergenza.