Fringe benefit: cosa sono, come funzionano
Nel panorama sempre più competitivo del lavoro, le aziende cercano strumenti efficaci per attrarre, motivare e fidelizzare i propri talenti. Tra questi, i fringe benefit, o benefici aziendali, occupano un posto di rilievo nel più ampio contesto del welfare aziendale. Ma cosa sono esattamente? Qual è il trattamento fiscale previsto dalla normativa italiana? E quali sono i limiti da rispettare nel 2025?
Cosa sono i fringe benefit
Con il termine fringe benefit – tradotto spesso come retribuzione in natura – si identificano quei beni e servizi concessi dal datore di lavoro ai dipendenti in aggiunta alla retribuzione ordinaria in denaro.
A differenza dello stipendio, questi benefit non vengono erogati in forma monetaria diretta, ma sotto forma di vantaggi accessori che migliorano il pacchetto retributivo complessivo.
Il loro valore aggiunto risiede nella flessibilità: possono essere personalizzati in base alle esigenze dei lavoratori, diventando un potente strumento di retention, ma anche di attraction per nuovi profili qualificati.
Fringe benefit e welfare aziendale
I fringe benefit rientrano nel concetto più ampio di welfare aziendale, ovvero quell’insieme di misure e servizi messi a disposizione dal datore di lavoro per migliorare il benessere del dipendente, dentro e fuori il luogo di lavoro.
Il welfare non è quindi solo un vantaggio economico, ma un vero investimento sul capitale umano, in grado di creare un clima aziendale positivo, ridurre il turnover e aumentare la produttività.
Esempi concreti di fringe benefit
I fringe benefit possono includere una vasta gamma di beni e servizi. I più comuni sono:
- Buoni spesa e carburante
- Telefono e auto aziendale ad uso promiscuo
- Polizze assicurative sanitarie o integrative
- Rimborso delle utenze domestiche (luce, gas, acqua)
- Rimborso canoni di affitto o interessi sul mutuo
- Alloggi aziendali
- Dispositivi elettronici come PC, tablet, smartphone
- Sconti su prodotti o servizi dell’azienda
- Prestiti aziendali a tasso agevolato
- Servizi di assistenza per l’infanzia o per familiari non autosufficienti
È importante sottolineare che il beneficio può essere anche ad uso misto, cioè utilizzabile sia per fini lavorativi che personali, come nel caso dell’auto aziendale o del telefono.
Limiti di esenzione per il triennio 2025–2027
Per il triennio 2025–2027, la normativa ha prorogato in via straordinaria il limite di esenzione fiscale dei fringe benefit a 1.000 euro all’anno per tutti i lavoratori, e a 2.000 euro annui per coloro che hanno figli fiscalmente a carico.
Si tratta di un importante ampliamento rispetto al limite ordinario previsto dall’art. 51, comma 3, del TUIR, pari a 258,23 euro annui, e mira a sostenere il reddito dei dipendenti in un periodo di persistente difficoltà economica.
L’agevolazione copre non solo beni e servizi di carattere generale – come buoni acquisto, carburante o pacchi natalizi – ma anche rimborsi per le utenze domestiche, comprese acqua, luce e gas, nonché le spese per l’affitto o gli interessi sul mutuo della prima casa.
Per poter beneficiare della soglia maggiorata di 2.000 euro, il lavoratore deve dichiarare al datore di lavoro la presenza di figli fiscalmente a carico, fornendo i relativi codici fiscali come previsto dalle istruzioni operative.
Parallelamente, i datori di lavoro hanno l’obbligo di informare le rappresentanze sindacali unitarie (RSU), se presenti, circa l’applicazione delle nuove disposizioni, nonché di acquisire e conservare la documentazione attestante il diritto del lavoratore alla maggiorazione.
Questa misura, confermata fino al 2027, si inserisce nel quadro delle politiche di welfare aziendale e sostegno al potere d’acquisto, incentivando le imprese a utilizzare strumenti di retribuzione flessibile in modo conforme alla normativa fiscale e contributiva vigente.

