Intelligenza artificiale in azienda e D.Lgs. 179/2026: deve fare Alfred, non Batman
di Paolo Bartali
Nel comprensorio del cuoio l’intelligenza artificiale non è più un argomento da convegno. È dentro i gestionali, nei programmi per i turni, nei software che leggono i curriculum. E dal 23 ottobre, con l’entrata in vigore del D.Lgs. 179/2026, i datori di lavoro mi fanno tutti la stessa domanda: «Che cosa devo fare con i miei dipendenti?»
Rispondo con un’immagine che conoscono tutti.
Alfred, il maggiordomo di Batman, c’è sempre. Prepara gli strumenti, tiene in ordine l’archivio, analizza gli indizi, avverte quando qualcosa non va e dice anche quello che Batman non vorrebbe sentirsi dire. Il suo lavoro più prezioso lo fa nella Batcaverna, lontano dai riflettori.
Ma Alfred non indossa il mantello. Non decide chi fermare e chi lasciare andare, non si prende il merito e non si prende la responsabilità.
Nelle aziende succede lo stesso. L’AI può essere un ottimo Alfred: velocizza, ordina, ricorda, segnala. Il problema nasce quando si mette il mantello, cioè quando è il software a decidere chi assumere, chi sanzionare o chi licenziare senza che nessuno guardi davvero quella decisione.
Ed è esattamente lì che interviene il decreto.
Cosa prevede il D.Lgs. 179/2026 per i datori di lavoro
Il D.Lgs. 7 ottobre 2026, n. 179, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre, adegua la normativa italiana al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, il cosiddetto AI Act. Per chi ha dipendenti, il cuore è l’articolo 41.
La decisione finale resta a una persona fisica, con potere effettivo e autonomo. Vale per tutti i momenti che contano nel rapporto di lavoro: assunzione, modifiche, cessazione, provvedimenti disciplinari, valutazione della prestazione. Nemmeno il consenso del lavoratore permette di fare diversamente, e le decisioni prese in violazione sono nulle, licenziamento compreso.
Il lavoratore va informato prima dell’avvio del sistema, nel solco degli obblighi informativi già previsti dal D.Lgs. 152/1997, e può chiedere una motivazione comprensibile, data da una persona, su quanto ha pesato l’AI nella decisione che lo riguarda.
C’è poi il capitolo sicurezza. Se il sistema incide su organizzazione, ritmi o modalità di lavoro, il D.Lgs. 179/2026 lo porta dentro la valutazione dei rischi prevista dal Testo Unico sulla sicurezza.
D.Lgs. 179/2026, i quattro adempimenti in pratica
Tradotto in cose da fare, il decreto chiede alle aziende quattro passaggi:
- mappare i sistemi di AI in uso, compresi quelli già integrati nei software aziendali, e tenerne un registro;
- informare i lavoratori in modo chiaro, prima di utilizzarli;
- aggiornare il DVR;
- garantire che le decisioni sulle persone restino a una persona, che possa spiegarle e risponderne.
Il primo punto è quello che sorprende di più. Molti imprenditori scoprono di usare l’intelligenza artificiale solo quando iniziano a guardare da vicino il gestionale delle presenze o la piattaforma di selezione del personale.
Messi in fila, questi passaggi hanno l’aria di un altro adempimento. In realtà sono il modo più semplice per usare l’AI senza perdere la fiducia dei propri collaboratori.
Adeguarsi al D.Lgs. 179/2026 con lo Studio Bartali
Nel mio studio vale la stessa regola che suggerisco ai clienti. Gli strumenti possono preparare, ordinare, cercare e segnalare, anche giorno e notte. La firma e la responsabilità, però, restano a una persona.
Sto raccogliendo questi quattro passaggi in un quaderno operativo con i modelli pronti: informativa ai lavoratori, registro dei sistemi, integrazione al DVR. Sarà disponibile a breve.
Intanto la prima domanda da porsi è una sola: sapete già quali software che usate in azienda contengono una funzione di intelligenza artificiale? Se la risposta è no, o non ne siete sicuri, partiamo da lì insieme.
Per una verifica sulla vostra azienda scrivete a info@studiobartalicdl.it o chiamate lo 0571 498849. Siamo in Via Vincenzo Gioberti 15, a Ponte a Egola.
Paolo Bartali – Consulente del Lavoro, iscritto all’Ordine di Pisa al n. 3

