Bonus mamme 2026: aperte le domande, scadenza il 31 dicembre
Dal 20 ottobre le lavoratrici madri possono chiedere all’INPS il bonus mamme 2026: 60 euro per ogni mese di lavoro, fino a un massimo di 720 euro per l’anno in corso. Il servizio è stato attivato con il messaggio n. 3343, quattro giorni dopo la circolare n. 106 del 16 ottobre, che ha fissato le regole della misura prevista dall’articolo 1, comma 207, della legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199).
La domanda va presentata entro il 31 dicembre 2026. Se il requisito si perfeziona proprio a dicembre, per esempio con la nascita del secondo figlio, il termine si sposta al 31 gennaio 2027. Conviene comunque muoversi presto. L’INPS esamina le domande in ordine di arrivo e versa tutte le mensilità insieme a dicembre, ma solo per le pratiche già definite: le altre vengono pagate dal 2027.
Rispetto al 2025 l’importo mensile sale da 40 a 60 euro, mentre requisiti e meccanismo restano quelli dello scorso anno. Il bonus non arriva in automatico: per il 2026 serve una domanda specifica, che vale solo per quest’anno. La misura fa da ponte verso l’esonero contributivo parziale previsto dalla legge 207/2024, che la manovra ha rinviato al 2027.
Bonus mamme 2026: a chi spetta e chi resta esclusa
I requisiti sono tre e devono esserci tutti: figli, lavoro e reddito.
Sul fronte dei figli, il bonus spetta alle madri di due figli con il più piccolo sotto i 10 anni, oppure di tre o più figli con il più piccolo sotto i 18 anni. Contano anche i figli adottati e quelli in affidamento preadottivo. Il requisito può esistere già al 1° gennaio 2026 o perfezionarsi in corso d’anno, e in quel caso il bonus parte dal mese in cui si realizza. Una lavoratrice che ha avuto il secondo figlio ad aprile riceve quindi nove mensilità, da aprile a dicembre, per 540 euro. Allo stesso modo il beneficio si ferma con il mese in cui il figlio più piccolo compie 10 anni, oppure 18 per chi ha tre figli.
Possono chiederlo le lavoratrici dipendenti pubbliche e private, comprese quelle con contratto intermittente o in somministrazione. Possono chiederlo anche le autonome iscritte alle gestioni INPS, a una Cassa professionale o alla Gestione separata. Contano solo i mesi in cui il rapporto o l’attività è in corso, anche per una parte del mese, mentre i periodi di sospensione restano fuori.
Una esclusione riguarda da vicino molte delle famiglie che seguiamo: il lavoro domestico. Colf, badanti e baby-sitter assunte da un privato non hanno diritto al bonus, anche se hanno due o tre figli e un reddito sotto la soglia. Sono escluse anche le titolari di cariche sociali e le imprenditrici non iscritte all’Assicurazione generale obbligatoria.
Resta il reddito. La somma dei redditi da lavoro del 2026 non deve superare i 40.000 euro. Nel calcolo entrano anche i redditi esenti o a tassazione agevolata e le indennità che sostituiscono lo stipendio durante il rapporto, come maternità, malattia e cassa integrazione. Restano fuori NASpI, DIS-COLL e pensioni. Per le dipendenti il reddito si considera al netto dei contributi obbligatori trattenuti dal datore. Il reddito 2026 sarà definitivo solo a fine anno, e nella domanda la lavoratrice ne dichiara il rispetto sotto la propria responsabilità. Chi è vicina alla soglia, magari per un premio o per gli straordinari di dicembre, farebbe bene a fare due conti prima di inviarla: quello che si dichiara è soggetto a controlli anche dopo il pagamento.
Bonus mamme 2026 e contratto a tempo indeterminato: cosa cambia con tre figli
Per le madri di due figli il tipo di contratto non fa differenza: termine, tempo indeterminato o partita IVA danno diritto al bonus allo stesso modo. Con tre o più figli, invece, le regole cambiano.
In questo caso il bonus mamme 2026 non spetta nei mesi in cui c’è un rapporto a tempo indeterminato, anche se dura solo una parte del mese. Per la legge l’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato (art. 41 del D.Lgs. 81/2015), quindi produce lo stesso effetto. La ragione è che queste lavoratrici hanno già un’altra agevolazione, spesso più vantaggiosa. Fino al 31 dicembre 2026 possono contare sull’esonero del 100% dei contributi IVS a loro carico, nel limite di 3.000 euro annui, previsto dall’articolo 1, comma 180, della legge 213/2023 e applicato dal datore in busta paga.
Due esempi, presi dai casi illustrati dall’INPS, mostrano come funziona il passaggio. Una mamma di tre figli, con il più piccolo di cinque anni, ha un contratto a termine che a luglio viene trasformato a tempo indeterminato. Riceve il bonus da gennaio a giugno, cioè 360 euro, e da luglio può accedere all’esonero contributivo. Il secondo caso è meno intuitivo. Una lavoratrice già a tempo indeterminato con due figli ha diritto al bonus da gennaio. A settembre nasce il terzo figlio e da quel mese il bonus si ferma: diventa madre di tre figli con un contratto stabile, e da quel momento può accedere all’esonero IVS. Chi ha tre figli tutti maggiorenni, infine, resta fuori da entrambe le misure.
Per le aziende questo passaggio va gestito con attenzione. Se in organico c’è una lavoratrice madre di tre figli con un contratto a termine prossimo alla trasformazione, la stabilizzazione cambia anche la sua agevolazione: perde il bonus e acquista l’esonero, che va applicato in busta paga dal mese giusto. Se la trasformazione rientra anche negli incentivi per i datori, i passaggi da seguire sono quelli che abbiamo descritto nella guida alla domanda per l’incentivo stabilizzazione 2026. Il bonus mamme va anche tenuto distinto dallo sgravio per chi assume madri di almeno tre figli prive di lavoro, una misura che spetta al datore e che trovate tra gli incentivi assunzioni strutturali.
Bonus mamme 2026: come fare domanda e quando arriva il pagamento
La domanda si presenta in tre modi:
- sul sito INPS, con SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS, seguendo il percorso “Sostegni, Sussidi e Indennità” > “Esplora Sostegni, Sussidi e Indennità” > “Per genitori” > “Vedi tutti i servizi” > “Nuovo Bonus mamme 2026”;
- tramite il Contact Center Multicanale, al numero verde 803.164 da rete fissa oppure allo 06 164.164 da cellulare;
- attraverso un patronato.
Nella domanda la lavoratrice dichiara di possedere i requisiti, indica i dati e i codici fiscali dei figli e sceglie come ricevere il pagamento, su conto corrente con IBAN o tramite bonifico domiciliato. È proprio l’INPS a versare il bonus: la somma non transita dalla busta paga e il datore di lavoro non deve fare nulla nel cedolino. Le mensilità spettanti arrivano tutte insieme a dicembre 2026 se l’istruttoria si chiude in tempo, altrimenti dal gennaio successivo. Il bonus non è tassato, non è soggetto a contributi e non conta ai fini ISEE.
L’esito può essere un accoglimento, un accoglimento parziale per alcune mensilità o un rigetto. Negli ultimi due casi la lavoratrice può chiedere un riesame, sempre online, entro il termine indicato nel provvedimento e allegando la documentazione utile. Lo Stato ha stanziato per il 2026 un limite di spesa di 630 milioni di euro.

